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Normativa CSRD 2026

Direttiva UE 2022/2464 dopo il Pacchetto Omnibus I

Il quadro della rendicontazione di sostenibilità in Europa è stato ridisegnato nel corso degli ultimi diciotto mesi. Dopo una prima fase di espansione degli obblighi avviata con la Direttiva UE 2022/2464 (CSRD) e recepita in Italia dal D.Lgs. 125/2024, il legislatore europeo ha scelto la strada della semplificazione con il Pacchetto Omnibus I, culminato nella Direttiva UE 2026/470 in vigore dal 18 marzo 2026. Per le PMI italiane il messaggio è chiaro: l’obbligo diretto si restringe a una platea molto più piccola, ma il rating ESG resta centrale per filiera, banche e bandi.

Questa pagina offre una mappa aggiornata al 2026: cosa prevede oggi la CSRD dopo il Pacchetto Omnibus I, chi è davvero obbligato, con quali scadenze, quali standard usare (ESRS, VSME, LSME) e perché per molte PMI italiane conviene comunque rendicontare volontariamente — anche se non si è obbligati.

Quadro normativo 2026: dall’ambizione iniziale alla semplificazione

La Direttiva UE 2022/2464 (CSRD) — Corporate Sustainability Reporting Directive — è entrata in vigore il 5 gennaio 2023 ed è stata recepita in Italia dal D.Lgs. 125/2024 del 6 settembre 2024 (in vigore dal 25 settembre 2024). Ha sostituito la precedente NFRD (Non-Financial Reporting Directive) ampliando la platea delle imprese coinvolte da circa 11.700 a circa 50.000 aziende europee, introducendo standard tecnici vincolanti (ESRS), doppia materialità, assurance esterna obbligatoria e formato digitale XHTML/XBRL.

Nel febbraio 2025 la Commissione europea ha avviato un processo di semplificazione mirato a ridurre del 25% gli oneri di rendicontazione — il cosiddetto Pacchetto Omnibus I. Il percorso si è sviluppato in tre tappe:

  • Direttiva UE 2025/794 (Stop the clock) — firmata il 14 aprile 2025, pubblicata in GUUE il 16 aprile 2025, in vigore dal 17 aprile 2025: posticipa di due anni le scadenze di rendicontazione per la Wave 2 (grandi imprese non di interesse pubblico) e la Wave 3 (PMI quotate).
  • L. 118/2025, art. 10 comma 1-bis — pubblicata in GU n. 184 del 9 agosto 2025, in vigore dal 10 agosto 2025 (converte il DL 95/2025): recepisce in Italia la Direttiva Stop the clock e modifica il D.Lgs. 125/2024 allineando le nuove scadenze.
  • Direttiva UE 2026/470 (Pacchetto Omnibus I) — pubblicata in GUUE il 26 febbraio 2026, in vigore dal 18 marzo 2026. Riscrive soglie, ambito e struttura della rendicontazione CSRD.

Scadenze di recepimento UE 2026/470: articoli 1, 2 e 3 entro 19 marzo 2027; articolo 4 entro 26 luglio 2028; applicazione piena dal 26 luglio 2029.

Ambito di applicazione CSRD: chi è obbligato dopo Omnibus I

Il punto più rilevante del Pacchetto Omnibus I è il drastico restringimento dell’obbligo diretto. Nel quadro originale del 2022 la CSRD si sarebbe applicata a circa 50.000 imprese europee — nel quadro post-Omnibus, invece, l’obbligo vincolante di rendicontazione si applica solo a imprese che superano congiuntamente due soglie dimensionali:

  • oltre 1.000 dipendenti (contro i 250 del quadro originale);
  • oltre 450 milioni di euro di fatturato netto annuo (contro i 50 milioni del quadro originale).

Il risultato è che circa l'80% delle aziende originariamente coinvolte esce dal perimetro dell’obbligo diretto. Per le PMI quotateè previsto uno standard dedicato semplificato, LSME (Less Stringent Standards for Listed SMEs), con criteri proporzionati anziché gli ESRS pieni. Le PMI non quotate sono escluse dall’obbligo diretto ma possono adottare volontariamente lo standard VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs) pubblicato da EFRAG.

Per le imprese di Paesi terzi, la soglia di fatturato UE che fa scattare l’obbligo è stata innalzata da 150 a 450 milioni di euro. Un’altra novità importante è la limitazione dell’effetto a cascata lungo la catena del valore: le grandi imprese soggette a CSRD possono richiedere alle PMI fornitrici solo le informazioni previste dal VSME, non l’intero set ESRS. Questo attenua drasticamente l’onere indiretto che molte PMI temevano.

Timeline CSRD aggiornata 2026: chi rendiconta quando

OndataCategoriaScadenza originaleScadenza post-OmnibusPrimo bilancio
Wave 1Grandi imprese interesse pubblico >500 dipendenti (quotate, banche, assicurazioni)FY 2024Invariata2025 (già pubblicato)
Wave 2Grandi imprese non interesse pubblico >250 dipendentiFY 2025FY 20272028
Wave 3PMI quotateFY 2026FY 20282029
Wave 4Imprese Paesi terziFY 2028FY 20282029
Wave 5PMI non quotateEscluse da obbligo, VSME volontario

La scelta strategica del legislatore europeo è concentrare gli obblighi pesanti sulle imprese più grandi, dove il costo marginale di rendicontazione è gestibile rispetto alla dimensione, e proteggere le PMI dall’over-compliance. Le grandi imprese di interesse pubblico — banche, assicurazioni, quotate — già soggette a NFRD hanno mantenuto la scadenza originale FY 2024: i primi bilanci di sostenibilità CSRD sono stati pubblicati nel 2025.

Cosa richiede la CSRD: struttura e contenuti del report

La CSRD non introduce un documento separato: la rendicontazione di sostenibilità va integrata all’interno della relazione sulla gestione che accompagna il bilancio d’esercizio. La struttura richiesta segue i blocchi previsti dagli standard ESRS:

  • Informazioni generali — modello di business, strategia, governance della sostenibilità, processo di doppia materialità.
  • Tematiche ambientali (E) — cambiamento climatico, inquinamento, acqua, biodiversità, economia circolare.
  • Tematiche sociali (S) — forza lavoro, lavoratori nella catena del valore, comunità interessate, consumatori e utenti finali.
  • Tematiche di governance (G) — condotta aziendale, protezione whistleblower, gestione dei rapporti con i fornitori, pagamenti.

Il formato è obbligatoriamente XHTML con marcatura XBRL secondo il Formato Elettronico Unico Europeo (ESEF). Questo rende la rendicontazione machine-readable e consultabile dalle autorità in modo automatizzato. Il cuore metodologico è la doppia materialità, che impone di analizzare la sostenibilità da due prospettive combinate:

  • Materialità finanziaria “outside-in”: come i fattori ambientali e sociali (rischio climatico, scarsità di risorse, cambiamenti normativi) impattano la performance economico-finanziaria dell’azienda.
  • Materialità d’impatto “inside-out”: come l’azienda impatta ambiente, persone e comunità — anche lungo tutta la catena del valore.

È prevista l'assurance esterna obbligatoria in forma limited nella fase iniziale, con possibile evoluzione verso reasonable assurance negli anni successivi. In Italia la Consob è autorità di vigilanza.

Confronto CSRD vs NFRD: cosa è cambiato

DimensioneNFRDCSRD (post-Omnibus)
Aziende coinvolte~11.700~7.000 (era 50.000 pre-Omnibus)
StandardLinee guida non vincolantiESRS obbligatori (LSME/VSME per PMI)
MaterialitàSempliceDoppia (finanziaria + impatto)
AssuranceNon obbligatoriaLimited assurance obbligatoria
FormatoLiberoXHTML con XBRL (ESEF)
Forward-lookingNoSì (obiettivi, scenari, piani di transizione)
Catena del valoreLimitataInclusa (con limiti per PMI fornitrici)

Recepimento italiano: D.Lgs. 125/2024 + Legge 118/2025

In Italia la CSRD è stata recepita dal D.Lgs. 125/2024 del 6 settembre 2024, in vigore dal 25 settembre 2024. Il decreto definisce l’ambito di applicazione, gli obblighi di rendicontazione, il regime di assurance e il quadro sanzionatorio. La L. 118/2025, art. 10 comma 1-bis (GU n. 184 del 9 agosto 2025, in vigore dal 10 agosto 2025) ne ha modificato l’impianto per recepire la Direttiva Stop the clock, allineando le scadenze italiane al posticipo di due anni per le Wave 2 e 3.

Un chiarimento importante riguarda la definizione di gruppo ai fini della rendicontazione consolidata: si intende una capogruppo insieme a tutte le imprese controllate, comprese quelle in cui l’influenza dominante è esercitata tramite partecipazioni qualificate, patti parasociali o accordi contrattuali. La Consob è l’autorità di vigilanza: valuta la conformità, richiede integrazioni e può applicare le sanzioni. Ulteriori modifiche al D.Lgs. 125/2024 sono attese per recepire la Direttiva UE 2026/470 (Omnibus I definitivo) entro il 19 marzo 2027.

Il ruolo di SolarixBusiness per le PMI italiane

L’esclusione delle PMI non quotate dall’obbligo diretto non significa che la rendicontazione di sostenibilità sia irrilevante — al contrario. In molti settori la pressione arriva indirettamente da clienti, banche e bandi. SolarixBusiness affianca le PMI con un approccio modulare e proporzionato: scegliamo con la direzione aziendale lo standard più coerente (VSME nella quasi totalità dei casi per le PMI non quotate), impostiamo la raccolta dati in modo sostenibile, formiamo il personale chiave e coordiniamo l’eventuale verifica esterna.

Le quattro ragioni principali per cui molte PMI italiane scelgono di rendicontare volontariamente anche senza obbligo normativo sono:

  • partecipazione a bandi pubblici con criteri premiali ESG (nazionali ed europei);
  • risposta efficiente a richieste della filiera (effetto cascata dei grandi clienti);
  • accesso a finanza sostenibile a condizioni migliori (banche applicano Banking Book Taxonomy Alignment Ratio);
  • miglioramento della reputazione aziendale e dell’accesso al capitale, anche equity.

Per approfondire il percorso operativo, consulta Implementazione ESG in PMI. Per la scelta tra ESRS, VSME e LSME, Standard ESG ne illustra criteri e applicabilità. Per una valutazione preliminare sul caso specifico, contatta il team SolarixBusiness.

Come si prepara una PMI alla rendicontazione ESG 2026, in 6 fasi

  1. Valutazione dell’ambito di applicazione

    Verificare se l’impresa rientra nell’obbligo CSRD post-Omnibus (>1.000 dipendenti e >450M€ fatturato) o se, pur non essendo obbligata, riceve richieste di dati ESG dai clienti principali (effetto cascata) o partecipa a bandi con criteri premiali ESG.

  2. Scelta dello standard appropriato

    Identificare lo standard idoneo: ESRS completo se obbligati, LSME se PMI quotata, VSME se PMI non quotata che rendiconta volontariamente. La scelta dipende da dimensione aziendale, natura delle richieste filiera e obiettivi strategici.

  3. Analisi di doppia materialità

    Condurre l’analisi di doppia materialità — finanziaria (come i fattori ESG impattano il business) e d’impatto (come l’azienda impatta ambiente e società). Per PMI, l’EFRAG ha pubblicato linee guida semplificate integrate nel VSME.

  4. Raccolta e strutturazione dei dati

    Implementare processi sistematici di raccolta dati: emissioni GHG (Scope 1-2-3), consumi energetici, gestione rifiuti, diversità e inclusione, governance, supply chain. Integrare con sistemi ERP/contabili esistenti per automazione.

  5. Redazione del report di sostenibilità

    Strutturare il report in formato XHTML con marcatura XBRL secondo il Formato Elettronico Unico Europeo. Per PMI in VSME: format semplificato modulare. Il report va integrato nella relazione sulla gestione, non come documento separato.

  6. Assurance e pubblicazione

    Coordinamento con revisore legale per limited assurance obbligatoria (CSRD) o verifica volontaria (VSME). Pubblicazione secondo scadenze applicabili all’ondata di riferimento. Consulenza legale su responsabilità amministratori e sanzioni.

Domande frequenti sulla normativa CSRD 2026

Quando entra in vigore il Pacchetto Omnibus I?

La Direttiva UE 2026/470 (Pacchetto Omnibus I) è stata pubblicata in GUUE il 26 febbraio 2026 ed è entrata in vigore il 18 marzo 2026. Il recepimento nazionale degli articoli 1, 2 e 3 è previsto entro il 19 marzo 2027, mentre l’articolo 4 entro il 26 luglio 2028.

Le PMI italiane non quotate sono obbligate alla CSRD?

No. Dopo il Pacchetto Omnibus I, l’obbligo CSRD si applica solo a imprese con oltre 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di fatturato netto annuo. Le PMI non quotate sono escluse dall’obbligo diretto. Possono tuttavia adottare volontariamente lo standard VSME (Voluntary SME Standard) pubblicato da EFRAG.

Cosa è il 'cascade effect' e come impatta sulle PMI fornitrici?

L’effetto a cascata è la richiesta di dati ESG che le grandi imprese soggette a CSRD possono rivolgere ai loro fornitori. Dopo Omnibus I, questa richiesta è limitata ai dati previsti dallo standard VSME — le grandi imprese non possono chiedere alle PMI (meno di 500 dipendenti) informazioni aggiuntive oltre quelle VSME, salvo casi documentati.

Quali sono le nuove scadenze CSRD dopo lo Stop the clock?

La Direttiva UE 2025/794 ha posticipato di due anni le scadenze: grandi imprese non interesse pubblico passano da FY 2025 a FY 2027 (primo bilancio 2028), PMI quotate da FY 2026 a FY 2028 (primo bilancio 2029). Le grandi imprese di interesse pubblico già soggette a NFRD mantengono la scadenza originale FY 2024.

Cosa differenzia VSME da LSME da ESRS?

ESRS (European Sustainability Reporting Standards) sono gli standard tecnici completi obbligatori per grandi imprese CSRD. LSME (Less Stringent Standards for Listed SMEs) è uno standard semplificato per PMI quotate con criteri più proporzionati. VSME (Voluntary Standard for non-listed SMEs) è uno standard modulare volontario per PMI non quotate, calibrato per rispondere a richieste di filiera senza oneri eccessivi.

Il D.Lgs. 125/2024 è ancora valido nel 2026?

Sì. Il D.Lgs. 125/2024 resta il riferimento italiano per il recepimento CSRD. La Legge 118/2025 lo ha modificato per recepire il posticipo delle scadenze introdotto dalla Direttiva UE 2025/794 (Stop the clock). Ulteriori modifiche arriveranno per recepire la Direttiva UE 2026/470 (Omnibus I definitivo).

Quali sanzioni sono previste per la non conformità CSRD?

Il D.Lgs. 125/2024 prevede, a regime, sanzioni pecuniarie fino a 10 milioni di euro o al 5% del fatturato annuo per le aziende soggette, fino a 125.000 euro per le società di revisione e fino a 50.000 euro per i revisori individuali. È previsto un regime transitorio (art. 10 D.Lgs. 125/2024) fino al 26 settembre 2026 con sanzioni massime ridotte a 150.000 euro per violazione degli obblighi di conformità e 2.500.000 euro per violazione degli obblighi di pubblicità. Oltre alle sanzioni pecuniarie sono previste misure integrative (dichiarazione pubblica dell'infrazione, ordine di eliminazione delle irregolarità). La CONSOB è autorità di vigilanza.

Perché una PMI dovrebbe adottare VSME volontariamente?

Quattro motivi principali: partecipazione a bandi pubblici con criteri premiali ESG, risposta efficiente a richieste di grandi clienti nella filiera, accesso a finanza sostenibile a condizioni migliori (banche applicano Banking Book Taxonomy Alignment Ratio), miglioramento della reputazione aziendale e dell’accesso al capitale. L’investimento iniziale è più che compensato dai benefici commerciali e finanziari nel medio periodo.

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