Standard ESG: ESRS, VSME, LSME
Gli standard tecnici di rendicontazione di sostenibilità dell’Unione Europea
Dietro l’acronimo «standard ESG» c’è un ecosistema ormai complesso: ESRS europei obbligatori, VSME volontario per le PMI non quotate, LSME semplificato per le PMI quotate, e un mondo di framework internazionali (GRI, SASB, TCFD, IFRS S1/S2) che le aziende hanno usato per anni. Il risultato nel 2026 è un quadro più chiaro ma con diverse scelte da fare: quale standard primario adottare, come combinarlo con richieste di filiera, banche e bandi, come evitare di rendicontare più volte gli stessi dati.
Questa pagina mappa i principali standard rilevanti nel 2026 e offre una matrice decisionale pratica per PMI e grandi imprese italiane. Per il quadro normativo, consulta Normativa CSRD 2026; per l’implementazione operativa, Implementazione ESG in PMI.
Panoramica degli standard ESG: dal caos alla convergenza
Fino al 2020 la rendicontazione ESG era un mosaico disorganizzato: ciascuna azienda sceglieva il proprio framework (GRI, SASB, TCFD, Integrated Reporting…) in base a pubblico di riferimento, settore, investitori. Il risultato era dati non comparabili, greenwashing difficile da smascherare, investitori confusi e costi di lettura dei report elevatissimi.
L’Unione Europea ha scelto di rispondere con uno standard unico obbligatorio — gli ESRS — per uniformare il reporting delle imprese soggette a CSRD. In parallelo, EFRAG ha sviluppato standard volontari modulari (VSME, LSME) per rispondere alle esigenze delle PMI escluse dall’obbligo diretto ma coinvolte nella catena del valore. A livello globale, IFRS-ISSB (S1/S2) punta a diventare il riferimento mondiale, con una crescente interoperabilità con ESRS favorita da apposita guidance della Commissione UE.
Il 2026 inaugura un’ulteriore fase: la semplificazione. Il Pacchetto Omnibus I (Direttiva UE 2026/470, in vigore dal 18 marzo 2026) ha tagliato il perimetro CSRD all'80% e EFRAG sta revisionando gli ESRS per ridurre i datapoints del 25-35%. Meno obblighi per chi non dovrebbe portarli, standard più leggeri per chi resta dentro.
ESRS: gli standard obbligatori della CSRD
Gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards) sono stati sviluppati da EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group) e adottati dalla Commissione Europea il 31 luglio 2023 tramite il Regolamento delegato UE 2023/2772. Sono obbligatori per tutte le imprese soggette all’obbligo CSRD (Direttiva UE 2022/2464) e rappresentano il primo set di standard ESG vincolanti a livello europeo.
Il primo set è composto da 12 standard — 2 trasversali e 10 tematici — che coprono i tre pilastri ESG:
| Categoria | Codice | Tema |
|---|---|---|
| Cross-cutting | ESRS 1 | Requisiti generali |
| Cross-cutting | ESRS 2 | Disclosure generali |
| Ambientale (E) | ESRS E1 | Cambiamento climatico (il più corposo) |
| Ambientale (E) | ESRS E2 | Inquinamento |
| Ambientale (E) | ESRS E3 | Acque e risorse marine |
| Ambientale (E) | ESRS E4 | Biodiversità ed ecosistemi |
| Ambientale (E) | ESRS E5 | Uso delle risorse ed economia circolare |
| Sociale (S) | ESRS S1 | Forza lavoro propria |
| Sociale (S) | ESRS S2 | Lavoratori nella catena del valore |
| Sociale (S) | ESRS S3 | Comunità coinvolte |
| Sociale (S) | ESRS S4 | Consumatori e utenti finali |
| Governance (G) | ESRS G1 | Condotta aziendale |
Ogni ESRS definisce un insieme di datapoints — indicatori quantitativi e qualitativi — che l’azienda deve rendicontare se il tema risulta materiale dall’analisi di doppia materialità. Il set originale 2023 prevedeva circa 1.100 datapoints complessivi.
Revisione in corso: EFRAG ha avviato il 25 aprile 2025 un work plan di revisione per semplificare il primo set ESRS, riducendo i datapoints richiesti di circa il 25-35%. La pubblicazione degli ESRS semplificati è attesa tra 2026 e 2027. Gli ESRS settoriali inizialmente previsti sono stati posticipati per lasciare spazio alla semplificazione.
Il formato di rendicontazione è XHTML con marcatura XBRL, integrato nella relazione sulla gestione del bilancio. Obbligatoria la limited assurance esterna, con possibile evoluzione a reasonable assurance negli anni successivi.
VSME: lo standard volontario per PMI non quotate
Il VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed Small and Medium Enterprises) è stato pubblicato da EFRAG nel dicembre 2024 ed è pienamente operativo dal 2025-2026. È lo standard più rilevante per le PMI italiane non quotate perché — pur essendo strettamente volontario — diventa nei fatti il riferimento per il cascade effect della CSRD.
A chi si rivolge: PMI non quotate che non sono obbligate CSRD ma ricevono richieste ESG dai clienti (filiera), vogliono partecipare a bandi con criteri premiali ESG o accedere a finanza sostenibile. La struttura è modulare, con due livelli di progressione:
- Modulo Base (B) — pensato per micro e piccole imprese. Coincide con il minimo previsto dal cascade effect CSRD: le grandi imprese possono chiedere al massimo questi dati alle PMI fornitrici <500 dipendenti.
- Modulo Comprehensive (C) — per PMI più strutturate o con aspirazioni ESG esplicite (accesso a equity ESG, clienti premium, partecipazione a bandi strutturati).
I contenuti tipici VSME includono: consumi energetici e idrici, emissioni GHG Scope 1-2 con Scope 3 semplificato, numero dipendenti e parità di genere, infortuni e salute-sicurezza sul lavoro, formazione, governance di base, rischi ESG materiali. VSME è stato progettato per essere compilabile anche senza consulenti esterni da PMI mediamente strutturate — il rapporto costo/beneficio è radicalmente diverso rispetto a ESRS.
Limite massimo del cascade effect: dopo Omnibus I, le grandi imprese CSRD possono richiedere alle PMI fornitrici solo i datapoints VSME, non l’intero set ESRS. VSME diventa il “tetto” legale dell’onere richiedibile alle PMI nella catena del valore.
LSME: standard semplificato per PMI quotate
Il LSME (Listed SME Standard, anche noto come «Less Stringent Standards for Listed SMEs») è stato formalizzato dal Pacchetto Omnibus I (Direttiva UE 2026/470) come standard obbligatorio Wave 3, sulla base del draft EFRAG pubblicato in consultazione pubblica il 22 gennaio 2024. Sostituisce il più oneroso ESRS pieno per le PMI quotate: si rivolge alle PMI con strumenti finanziari ammessi alla negoziazione su mercati regolamentati UE (microimprese escluse), con obbligo CSRD dalla Wave 3 — FY 2028, primo bilancio 2029.
Caratteristiche distintive LSME:
- criteri proporzionati rispetto agli ESRS pieni;
- datapoints ridotti di circa il 35% rispetto al set ESRS 2023;
- focus su KPI quantitativi essenziali, meno disclosure narrativa;
- compatibilità con formato XHTML/XBRL obbligatorio e assurance limited.
La differenza chiave rispetto a VSME è duplice: VSME è volontario (PMI non quotate) mentre LSME è obbligatorio (PMI quotate). Inoltre, LSME è più strutturato e prevede una disclosure più estesa di VSME, coerentemente con la necessità informativa degli investitori dei mercati pubblici.
Standard internazionali pre-CSRD: GRI, SASB, TCFD, IFRS
GRI (Global Reporting Initiative)
Fondato nel 1997, GRI è stato per vent’anni lo standard più diffuso al mondo per la rendicontazione di sostenibilità. La sua prospettiva è multi-stakeholder: considera impatti economici, ambientali e sociali sull’intera società, non solo sugli investitori. Nel 2021 GRI è stato aggiornato per allinearsi a ESRS: oggi c’è interoperabilità bidirezionale, chi rendiconta ESRS copre in larga parte anche GRI.
SASB (Sustainability Accounting Standards Board)
Fondato nel 2011, orientato investor-focused: si concentra sui temi ESG finanziariamente materiali per ciascun settore. Copre 77 settori industriali con metriche specifiche. Ad agosto 2022 la Value Reporting Foundation (che conteneva SASB) è confluita nella IFRS Foundation; dal 2023 i SASB standards sono stati integrati nei requisiti settoriali di IFRS S1/S2.
TCFD (Task Force on Climate-related Financial Disclosures)
Framework del 2017 specializzato sui rischi climatici di natura finanziaria, organizzato in 4 pilastri: governance, strategia, gestione rischi, metriche e obiettivi. TCFD è stato ufficialmente sciolto nel 2024 dopo aver completato il suo mandato: le sue raccomandazioni sono state assorbite da ESRS E1 e IFRS S2. Il monitoraggio delle disclosure climatiche è oggi gestito da ISSB.
IFRS Sustainability Disclosure Standards (S1, S2)
Sviluppati da ISSB (International Sustainability Standards Board), parte della IFRS Foundation. IFRS S1 definisce i requisiti generali, IFRS S2 è specifico sul clima. Pubblicati nel giugno 2023 e operativi dal gennaio 2024, non sono EU-specific: oltre 25 giurisdizioni extra-UE li hanno adottati o sono in fase di adozione. Riferimento ufficiale: IFRS Sustainability Standards Navigator. La Commissione UE ha pubblicato una ESRS-ISSB Interoperability Guidance per permettere alle multinazionali di evitare la doppia rendicontazione.
Doppia materialità: il principio che distingue ESRS
La doppia materialità è l’elemento più distintivo degli ESRS rispetto a SASB e IFRS-ISSB, che utilizzano solo la materialità finanziaria. Comprenderla è essenziale per impostare correttamente l’analisi preliminare alla redazione del report.
- Materialità finanziaria “outside-in” — come i fattori ESG impattano le performance economico-finanziarie dell’azienda. Esempio: per un’azienda agroalimentare, siccità ed eventi estremi riducono i raccolti e impattano ricavi e costi.
- Materialità d’impatto “inside-out” — come l’attività dell’azienda impatta ambiente e società. Esempio: la stessa azienda agroalimentare produce emissioni GHG che contribuiscono al cambiamento climatico globale.
La doppia materialità è obbligatoria per CSRD/ESRS: un topic va rendicontato se risulta materiale su almeno una delle due dimensioni. EFRAG ha pubblicato una procedura operativa in 4 fasi:
- Comprensione del contesto — attività, stakeholder, catena del valore.
- Identificazione degli impatti, rischi e opportunità (IROs) — inventario iniziale.
- Valutazione — rilevanza d’impatto e rilevanza finanziaria valutate separatamente con criteri di severity/likelihood.
- Reporting — consolidamento dei topic materiali e redazione delle disclosure.
Come scegliere lo standard giusto: matrice decisionale
| Profilo azienda | Obbligo CSRD | Standard raccomandato | Vantaggio chiave |
|---|---|---|---|
| Grande impresa >1.000 dip, >450M€ | Sì (Wave 2, FY 2027) | ESRS completo | Compliance obbligatoria |
| Grande impresa interesse pubblico (>500 dip, già NFRD) | Sì (Wave 1, attivo) | ESRS completo | Compliance obbligatoria |
| PMI quotata | Sì (Wave 3, FY 2028) | LSME | -35% datapoints vs ESRS |
| PMI non quotata con clienti CSRD | No obbligo | VSME Comprehensive (C) | Risposta efficiente al cascade effect |
| Micro-PMI o piccola PMI | No obbligo | VSME Base (B) | Leggero, compilabile senza consulenti |
| Impresa extra-UE con fatturato UE >450M€ | Sì (Wave 4, FY 2028) | ESRS adattato extra-UE | Compliance obbligatoria |
| Multinazionale già IFRS S1/S2 | Variabile | ESRS + IFRS (interoperabilità) | Evita doppia rendicontazione |
Oltre al profilo dimensionale, pesano criteri secondari: settore (ESRS ha set settoriali in arrivo, SASB copre già 77 settori con metriche specifiche), clienti target (filiera CSRD → VSME coerente; quotazione → LSME; investitori ESG globali → IFRS), obiettivi strategici (accesso a bandi, equity ESG, reputazione).
Il ruolo di SolarixBusiness nella scelta e implementazione
SolarixBusiness affianca PMI e grandi imprese nell’intero ciclo: analisi preliminare del profilo aziendale per capire quale pacchetto normativo è davvero applicabile, selezione dello standard più aderente agli obiettivi strategici (non solo compliance), coordinamento con commercialista e revisore per l’assurance e il formato XHTML/XBRL quando richiesto.
Suggeriamo sempre un’implementazione graduale: per molte PMI italiane non quotate il percorso ottimale è partire da VSME Base — che risolve le richieste di filiera e di alcuni bandi a costo contenuto — ed eventualmente scalare a VSME Comprehensive o LSME/ESRS quando l’azienda cresce, si quota o entra in nuovi mercati. Per una valutazione sul caso specifico, contatta il team SolarixBusiness.
Come scegliere e applicare lo standard ESG giusto in 6 fasi
Mappatura del profilo aziendale
Rilevare dimensione (dipendenti, fatturato, attivo), natura (quotata/non quotata, interesse pubblico, extra-UE), settore, dimensione filiera. Determinare l’ondata CSRD applicabile (Wave 1, 2, 3, 4) o se l’azienda è esclusa dall’obbligo.
Analisi delle richieste esterne
Raccogliere le richieste ESG dai clienti (cascade effect), bandi pubblici a cui si partecipa (criteri premiali ESG), banche (valutazione BTAR), investitori. Identificare i KPI minimi richiesti per ogni fonte.
Scelta dello standard primario
Sulla base di obbligo + richieste esterne + obiettivi strategici, selezionare lo standard primario (ESRS, LSME, VSME B, VSME C). Verificare interoperabilità con eventuali standard secondari richiesti (GRI, IFRS).
Conduzione dell’analisi di materialità
Se ESRS/LSME: analisi di doppia materialità in 4 fasi EFRAG (contesto → identificazione IROs → valutazione → reporting). Se VSME: analisi di materialità semplificata focalizzata sui topic obbligatori del modulo scelto.
Definizione dei KPI e processi di raccolta dati
Mappare i KPI richiesti dallo standard selezionato (emissioni Scope 1-2-3, consumi energetici, turnover personale, composizione governance, ecc.). Implementare processi sistematici di raccolta dati integrati con ERP/contabilità esistenti.
Redazione del report e pubblicazione
Per ESRS/LSME: report strutturato in formato XHTML/XBRL, integrato nella relazione sulla gestione, con limited assurance del revisore. Per VSME: report modulare autonomo, verifica esterna opzionale. Coordinamento con commercialista e revisore per compliance formale.
Domande frequenti sugli standard ESG
Qual è la differenza tra ESRS, VSME e LSME?
ESRS (European Sustainability Reporting Standards) sono gli standard tecnici obbligatori per grandi imprese soggette a CSRD: 12 standard per circa 1.100 datapoints. LSME (Listed SME Standards) è la versione semplificata per PMI quotate, con -35% datapoints rispetto a ESRS. VSME (Voluntary SME Standard) è uno standard modulare volontario per PMI non quotate, pubblicato da EFRAG nel dicembre 2024 in due moduli: Base (minimo essenziale) e Comprehensive (completo per PMI più strutturate).
Il VSME è obbligatorio per le PMI fornitrici?
No, VSME è strettamente volontario. Tuttavia, dopo il Pacchetto Omnibus I, le grandi imprese soggette a CSRD possono richiedere alle PMI fornitrici (con meno di 500 dipendenti) solo i dati previsti da VSME — non possono chiedere datapoints ESRS aggiuntivi senza documentata necessità. Quindi VSME è di fatto il limite massimo dell’onere richiedibile alle PMI nella catena del valore.
Cos’è la doppia materialità e perché è importante?
La doppia materialità è il principio che richiede alle aziende ESRS di rendicontare i temi materiali sotto DUE prospettive: finanziaria (come i fattori ESG impattano le performance aziendali) e d’impatto (come l’azienda impatta ambiente e società). Distingue ESRS da standard come SASB o IFRS-ISSB che usano solo la materialità finanziaria. L’analisi di doppia materialità segue una procedura EFRAG in 4 fasi: contesto, identificazione IROs, valutazione, reporting.
Quanti sono esattamente gli standard ESRS?
Gli ESRS sono 12 standard adottati il 31 luglio 2023: 2 trasversali (ESRS 1 e 2), 5 ambientali (E1-E5: clima, inquinamento, acque, biodiversità, economia circolare), 4 sociali (S1-S4: lavoratori propri, catena del valore, comunità, consumatori), 1 di governance (G1). Ulteriori ESRS settoriali erano previsti ma sono stati posticipati per semplificazione.
Dopo Omnibus I, gli ESRS sono stati semplificati?
Sì. EFRAG ha avviato il 25 aprile 2025 un work plan di revisione con obiettivo di ridurre i datapoints richiesti di circa il 25-35%. La revisione privilegia indicatori quantitativi (emissioni CO₂, consumi energetici) rispetto a disclosure narrative. La pubblicazione degli ESRS semplificati è attesa nel 2026-2027. Nel frattempo si applicano gli ESRS del 2023 con pratica di proporzionalità.
Una PMI può usare sia VSME che GRI contemporaneamente?
Sì. VSME e GRI sono compatibili. Una PMI può scegliere VSME come standard primario di rendicontazione (modulo volontario focalizzato su cascade effect e bandi) e utilizzare GRI per comunicare a stakeholder esterni con prospettiva multi-stakeholder. L’importante è evitare duplicazioni: VSME già copre i temi GRI più rilevanti per PMI.
Cos’è successo a TCFD?
Il TCFD (Task Force on Climate-related Financial Disclosures) è stato sciolto ufficialmente nel 2024 dopo aver completato il suo mandato. Le sue raccomandazioni (4 pilastri: governance, strategia, gestione rischi, metriche e obiettivi) sono state assorbite negli ESRS E1 (cambiamento climatico) e in IFRS S2 (Climate). Il monitoraggio delle disclosure climatiche è ora gestito dall’IFRS Foundation tramite ISSB.
Come evitare di rendicontare gli stessi dati su più standard?
Grazie alla crescente interoperabilità tra framework. La Commissione Europea ha pubblicato una 'ESRS-ISSB Interoperability Guidance' che permette alle multinazionali di evitare doppia rendicontazione. GRI e ESRS hanno mapping ufficiali di equivalenza. Il consiglio pratico è: scegliere lo standard primario più completo applicabile, e usare gli altri solo per comunicazione aggiuntiva a specifici pubblici (es. IFRS per investitori extra-UE).
Approfondimenti correlati
Vuoi costruire la tua strategia ESG?
Richiedi un’analisi preliminare con il team SolarixBusiness.
Avvia il rating ESG →
